"Amor che a nullo amato amar perdona" è il monumento poetico che Dante, nel V canto dell’Inferno, scolpisce e dedica agli sventurati Paolo e Francesca, coppia di amanti travolti da un’irrefrenabile attrazione e massacrati dal marito di lei, Gianciotto.
Patrizio Pacioni da qui parte (non solo nei nomi dei protagonisti) e qui arriva, approfittando del pathos della trama per analizzare con attenzione e dolorosa partecipazione le lacerazioni causate dal problematico binomio integrazione-integralismo.
Fatima è una giovane donna dalla vita precocemente spezzata.
Un matrimonio combinato l’ha strappata all’adolescenza, un marito padre-padrone l’ha estirpata dalla propria gente e dai propri affetti per condurla con sé in Italia, alla ricerca di una migliore condizione economica e sociale.
Comincia così, il nuovo, drammatico romanzo di Patrizio Pacioni, "Il guaito delle giovani volpi": con una scena durissima, ma non priva di soave nostalgia per “il bel tempo perduto”, che vede la protagonista soggiacere impotente all’ottusa concupiscenza dello sposo Rashid.