Di romanzi storici ne ho letti molti e anche di gialli ambientati secoli fa. Di solito, però, l'investigatore di turno è un prete, un frate, uno studioso, un artista (spesso esistito realmente), un gendarme o qualcosa del genere. Ma non mi era ancora capitato di leggere un giallo storico dove comparisse una figura simile ai ben noti commissari, qualcuno il cui ruolo era proprio quello di investigare su furti, omicidi o altri reati.
Forse è proprio questo l'elemento che caratterizza questo romanzo, il suo protagonista: Niccolò Taverna, notaio criminale, l'analogo di un commissario dei nostri giorni.
Abbiamo già pubblicato nei giorni scorsi uno speciale sull'uscita de Il segno dell'untore, quindi non ci dilunghiamo troppo sulla trama del romanzo.
Torniamo invece a Taverna, notaio criminale di Milano straziato dalla peste che sta per portarsi via sua moglie Anita, personaggio protagonista di un precedente romanzo di Forte, I bastioni del coraggio. Chi ha letto il primo romanzo non può non sentire un groppo in gola vedendo la povera Anita distrutta dalla malattia. Per certi versi una scelta difficile di Franco Forte, che invece di sfruttare ancora un personaggio riuscito, ce lo fa ritrovare in una pessima situazione.
Ma il protagonista, dicevamo, è Niccolò, che ha poco tempo per pensare a sua moglie, preso com'è nella risoluzione di due casi prioritari: il furto di un calice nel Duomo e l'assassinio di un inquisitore ritrovato in una casa che non gli appartiene.
Accanto a Niccolò altri due personaggi molto ben caratterizzati, i suoi assistenti Rinaldo e Tadino. A questi si aggiungerà poi Isabella, giovane indisponente e incantatrice.
Per tutto il romanzo ci ritroviamo a seguire le indagini a ritmo serrato, tutto in una giornata, fino alla risoluzione di entrambi i casi, malgrado da più parti vi siano interessi a nascondere o modificare la verità.
Ottima la caratterizzazione storica, con la narrazione che si intreccia con fatti realmente accaduti (la peste, l'attentato a Carlo Borromeo) e personaggi di fantasia che interagiscono con persone che hanno fatto la Storia di Milano e del mondo.
Rispetto ad altri romanzi di Franco Forte (come per esempio il già citato I bastioni del coraggio) c'è meno avventura, se non altro perché gli eventi si susseguono in un arco di poche ore, ma l'architettura, lo stile e i misteri riescono a tenere alto l'interesse e la tensione. Forse il romanzo di Forte che mi è piaciuto di più, finora.
Di certo l'autore ha tirato fuori dal cappello un ottimo personaggio, che ben si adatta a essere protagonista di altri romanzi. Non sarà poi un caso se il sottotitolo è "la prima indagine del notaio criminale Niccolò Taverna", no? Be', non ci resta che attendere altri episodi!
Il nostro giudizio: 4,5/5
Scheda
Titolo Il segno dell'untore
Autore Forte Franco
Prezzo € 15,00
Dati 2012, 342 p., rilegato
Editore Mondadori (collana Omnibus)
Disponibile anche in ebook a € 9,99
In sintesi
Milano, anno del Signore 1576. Sono giorni oscuri quelli che sommergono la capitale del Ducato. La peste bubbonica è al suo culmine, il Lazzaretto Maggiore rigurgita di ammalati, i monatti stentano a raccogliere i morti. L'aria è un miasma opaco per il fumo dei roghi accesi ovunque. In questo scenario spettrale il notaio criminale Niccolò Taverna viene convocato dal capitano di Giustizia per risolvere un difficile caso di omicidio. La vittima è Bernardino da Savona, commissario della Santa Inquisizione che aveva il compito di far valere le decisioni della Corona di Spagna sul suolo del Ducato di Milano. Bernardino aveva ricevuto l'incarico di occuparsi degli ordini ecclesiastici in odore di eresia, come quello misterioso degli Umiliati, messi al bando dall'arcivescovo Carlo Borromeo e desiderosi di vendetta. Contemporaneamente, Niccolò Taverna deve riuscire a individuare il responsabile del furto del Candelabro del Cellini trafugato dal Duomo di Milano. Ma ben presto si accorge che sta seguendo una pista sbagliata perché un altro oggetto, ben più prezioso, è stato sottratto... Nella Milano piagata dalla peste e su cui grava l'incubo della Santa Inquisizione, Taverna deve fare appello a tutte le sue sorprendenti capacità investigative per venire a capo di questi casi che rischiano di compromettere la sua carriera e la sua stessa incolumità, ma che conducono anche sul suo cammino la giovane e intrigante Isabella, nei cui occhi Niccolò ha l'impressione di annegare.
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