Pedante, a volte, fin troppo saccente, nel suo modo di manifestare tutto l'immenso pozzo delle sue conoscenze, ma a voler essere sinceri, abbiamo sempre apprezzato questa sua grandezza, questo modo molto particolare di essere dotto e non nasconderlo affatto, pur destando qualche antipatia, ogni tanto, o allontanando qualche lettore, incapace di reggere il confronto.
E in effetti avvicinarsi ai suoi romanzi non è cosa semplice, proprio perché unisce allo spunto narrativo vero e proprio quel qualcosa in più che solo lui si può permettere. Non è un caso che molti abbiano trovato ostica la lettura de Il Pendolo di Foucault. Per non parlare degli altri romanzi venuti tutti dopo il clamoroso successo del primo tentativo nel mondo della narrativa: Il nome della rosa, capolavoro conosciuto e apprezzato in tutto il mondo.Lui stesso, dopotutto, ha ammesso che quel successo arrivò del tutto inaspettato, tant'è che stava per cedere i diritti di pubblicazione a un editore che tirava non più di 3000 copie. Di copie, poi, ne sono state vendute milioni. Il resto è storia.Ottanta anni, quindi, e ancora tante cose da dire, ci auguriamo, visto che non è da molto che nelle librerie fa bella mostra di sé il suo ultimo romanzo, Il cimitero di Praga.Auguri, maesto Eco.E buona scrittura, come sempre.
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