
Recensione di Luca Di GialleonardoQuante volte avrò letto questo libro? Tre? Quattro? Nemmeno io lo so più.
Che Eco sia un maestro della letteratura italiana è ormai un fatto indiscutibile e cheIl Nome della Rosa diventerà un classico della letteratura (per me lo è già ) non penso si possa più discutere.
Quali i pregi di un’opera del genere? La grande ricostruzione storica, il dettaglio nelle descrizioni, aiutate da una piantina del monastero che permette di seguire alla perfezione ogni movimento, un giallo ottimamente costruito, digressioni filosofiche e religiose che non riescono ad annoiare nemmeno nelle scene più lunghe, giornate e capitoli scanditi dalle preghiere dei monaci e brevi introduzioni a ogni capitolo che anticipano (ma non rovinano) la lettura, da non dimenticare poi le postille in coda al libro, quasi un manuale di scrittura.
Potrei continuare per ore, ma è giusto fermarsi qui, per non rovinare la lettura a chi non ha ancora gustato questo romanzo. Tanto si è capito che è un libro da leggere, no?
Voto: 5/5
Recensione di Carmine CantileAnno di grazia 1327, la cristianità vacilla. Innumerevoli eresie vedono la luce nelle più disperate regioni europee e aspramente vengono combattute dal papato.
Guglielmo di Baskerville, monaco francescano ed ex-inquisitore si reca, unitamente ad Adso da Melk, un giovane benedettino, in un’abbazia benedettina del Sud della Francia. Lo scopo di tale visita è la partecipazione ad un’importante convegno che vede contrapposti i fautori della regola francescana della povertà di Cristo ed i partigiani del papa.
L’abbazia vive ore tormentate. Subito dopo il suo arrivo, infatti, l’Abate Abbone chiede a Guglielmo di indagare sulle cause della morte di uno dei suoi conventuali, Adelmo da Otranto, scomparso in circostanze misteriose. Nonostante la quasi totale libertà di movimento concessa all’ex-inquisitore, altre inquietanti morti si susseguono apparentemente legate ai versetti tratti dall’Apocalisse di Giovanni.
Tutto sembra ruotare attorno alla biblioteca, vanto e onore del monastero, e ad un misterioso e criptico manoscritto. In un susseguirsi di colpi di scena e rivelazioni, la situazione degenera del tutto quando l’inquisitore Bernando Bui, un po’ prima dell’incontro, riesce ad individuare due eretici appartenenti alla setta dei Dolciniani. La tensione sale alle stelle.
Così, in un’atmosfera sinistra ed inquietante, tra discorsi svariati sulla stoltezza del riso, sulle donne, oggetto della perdizione del mondo, e sull’eresia, Guglielmo e Adso si avvicinano sempre più alla verità, fino a scoprire il misterioso manoscritto per cui così tanti monaci sono morti e il misterioso, nonché astuto assassino che così bene ha seminato morte ed orrore nel monastero.
Giallo, romanzo storico e romanzo di formazione, questo libro costituisce le fondamenta dei capolavori del panorama letterario mondiale. Adatto agli amanti di thriller e/o per chi è appassionato di storia ed intrighi religiosi. Assolutamente da non perdere se si ha voglia di fare un viaggio emozionante all’interno di luoghi misteriosi e occulti. Il tutto condito da chiari riferimenti storici e culturali concernenti uno dei periodi più bui del Medioevo. Ampolloso, retorico, ridondante nelle descrizioni e pertanto un po’ ostico nella lettura, riesce a catturare il lettore (fedele) fino all’incredibile verità finale. Giallo perché si svolge secondo il classico schema del thriller poliziesco: si parte da una morte misteriosa e dalle conseguenti investigazioni per venire a capo del dilemma. Romanzo storico, perché il tutto è incorniciato dal contesto storico del Medioevo che incide notevolmente sulle vicende dei personaggi. Infine romanzo di formazione, se si considera l’iter evolutiva del giovane Adso.
Una curiosità legata al titolo del romanzo.
Il racconto si conclude con un’espressione latina :”Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus” (la rosa primigenia esiste in quanto nome, possediamo i semplici nomi). Trattasi di un messaggio che porta a riflettere affinché non si presuma di essere depositari di verità assolute, in quanto queste saranno sempre contestabili, se non addirittura risibili.
Titolo Il nome della rosaRecensione di Carmine CantileAnno di grazia 1327, la cristianità vacilla. Innumerevoli eresie vedono la luce nelle più disperate regioni europee e aspramente vengono combattute dal papato.
Guglielmo di Baskerville, monaco francescano ed ex-inquisitore si reca, unitamente ad Adso da Melk, un giovane benedettino, in un’abbazia benedettina del Sud della Francia. Lo scopo di tale visita è la partecipazione ad un’importante convegno che vede contrapposti i fautori della regola francescana della povertà di Cristo ed i partigiani del papa.
L’abbazia vive ore tormentate. Subito dopo il suo arrivo, infatti, l’Abate Abbone chiede a Guglielmo di indagare sulle cause della morte di uno dei suoi conventuali, Adelmo da Otranto, scomparso in circostanze misteriose. Nonostante la quasi totale libertà di movimento concessa all’ex-inquisitore, altre inquietanti morti si susseguono apparentemente legate ai versetti tratti dall’Apocalisse di Giovanni.
Tutto sembra ruotare attorno alla biblioteca, vanto e onore del monastero, e ad un misterioso e criptico manoscritto. In un susseguirsi di colpi di scena e rivelazioni, la situazione degenera del tutto quando l’inquisitore Bernando Bui, un po’ prima dell’incontro, riesce ad individuare due eretici appartenenti alla setta dei Dolciniani. La tensione sale alle stelle.
Così, in un’atmosfera sinistra ed inquietante, tra discorsi svariati sulla stoltezza del riso, sulle donne, oggetto della perdizione del mondo, e sull’eresia, Guglielmo e Adso si avvicinano sempre più alla verità, fino a scoprire il misterioso manoscritto per cui così tanti monaci sono morti e il misterioso, nonché astuto assassino che così bene ha seminato morte ed orrore nel monastero.
Giallo, romanzo storico e romanzo di formazione, questo libro costituisce le fondamenta dei capolavori del panorama letterario mondiale. Adatto agli amanti di thriller e/o per chi è appassionato di storia ed intrighi religiosi. Assolutamente da non perdere se si ha voglia di fare un viaggio emozionante all’interno di luoghi misteriosi e occulti. Il tutto condito da chiari riferimenti storici e culturali concernenti uno dei periodi più bui del Medioevo. Ampolloso, retorico, ridondante nelle descrizioni e pertanto un po’ ostico nella lettura, riesce a catturare il lettore (fedele) fino all’incredibile verità finale. Giallo perché si svolge secondo il classico schema del thriller poliziesco: si parte da una morte misteriosa e dalle conseguenti investigazioni per venire a capo del dilemma. Romanzo storico, perché il tutto è incorniciato dal contesto storico del Medioevo che incide notevolmente sulle vicende dei personaggi. Infine romanzo di formazione, se si considera l’iter evolutiva del giovane Adso.
Una curiosità legata al titolo del romanzo.
Il racconto si conclude con un’espressione latina :”Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus” (la rosa primigenia esiste in quanto nome, possediamo i semplici nomi). Trattasi di un messaggio che porta a riflettere affinché non si presuma di essere depositari di verità assolute, in quanto queste saranno sempre contestabili, se non addirittura risibili.
Autore Eco Umberto
Prezzo € 12,00 - € 9,50
Dati 2004, 532 p., rilegato
Editore Bompiani
ISBN 9788845214219 - 9788845246340
In sintesi
Il romanzo d’esordio nella narrativa di Umberto Eco. Ecco alcuni commenti: “Il libro più intelligente - ma anche più divertente - di questi ultimi anni” (L. Gustafsson, Der Spiegel); “Il libro è così ricco che permette tutti i livelli di lettura … Eco, ancora bravo!” (Robert Maggiori, Libèration); “Brio e ironia. Eco è andato a scuola dai migliori modelli” (R. Ellmann, The New York Review of Books); “Precisamente il genere di libro che, se fossi un milionario, comanderei su misura” (Punch); “àˆ riuscito a scrivere un libro che si legge tutto d’un fiato, accattivante, comico, inatteso…” (M. Fusco, Le Monde).(Dalla scheda di Ibs)
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Cartonato / Edizione Economica
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